Pubblicato in: Vita Di Strada

Graziella Racing Team

Graziella-26-Miss
L’eroina della storia. L’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto.

Avevo quindici anni, credo, quando partii con quattro amici storici per una lunga estate nella casa che vide l’infanzia e l’adolescenza della madre di uno di loro. Destinazione del viaggio era un paesino in Molise di -parola del sito del Comune- trecento abitanti. In realtà il dato non era aggiornato, infatti D, così chiameremo la madre del mio amico, disse che almeno la metà di loro era morta nel frattempo. Ma il pensiero della caducità della vita non tange la gioventù, che si abbandona a possenti grattate di attributi quando vede un carro funebre o uno schiattamuorto (becchino, ndr) solo per l’esibizionismo dovuto all’autodeterminazione della propria virilità. Quindi, noi baldi giovani che ci toccavamo i pacchi (ognuno il pacco suo), partimmo per quest’avventura pieni di entusiasmo. La famiglia di D era una potenza nel paese, non c’era strada che non fosse intitolata ad un suo avo, perché loro rappresentavano “quelli che ce l’avevano fatta”. Un amico di famiglia, un ragazzone tutto cuore e pelo, ci omaggiò di una bicicletta a testa per andare in giro. Ed ecco che arriviamo alla protagonista assoluta della storia: la Graziella. La ruggine diffusa sul telaio concedeva, ogni tanto, spazio al bianco della verniciatura originale. Sarà stata la sua livrea maculata, il fatto che fosse un’arma letale su ruote o la sua aria stanca di chi ne ha viste fin troppe, ma le bastò un attimo per far breccia nel mio cuore.

Una superstrada in discesa, quasi sempre deserta, lambiva la ridente cittadina. Ci mettemmo molto poco a realizzare che quello sarebbe stato il campo di battaglia ideale per le nostre testosteroniche sfide. Partenza lanciata in stile 24 ore di Le Mans e subito mi ritrovo ultimo, ma ecco che Graziella, tutto cuore e pezzi tremolanti, si accende e scatena il suo animale guida: uno stallone arrabbiatissimo. Ecco la svolta: mi metto in posizione aerodinamica, a filo con il manubrio, sento il vento gonfiarmi la maglietta troppo larga, sono praticamente a torso nudo. Riacciuffo i miei amici, il tempo rallenta sulle loro espressioni di stupore, il tempo riparte e sono ormai un punto lontano, come diceva il buon Silvestri. Graziella è inarrestabile, sta lanciando il cuore oltre l’ostacolo, valuta un’uscita di scena gloriosa e la ottiene: alla fine della corsa lei è la vincitrice! Ma a che prezzo? I danni sono ingenti, la gomma posteriore è distrutta. Però lei finalmente si è sentita viva, lei che è nata in un corpo sbagliato, una corsaiola intrappolata in un involucro da camminatrice che ha segnato tutta la sua esistenza. Aveva bisogno di qualcuno che la comprendesse, che tirasse fuori, con la sua puerile incoscienza, le sue dirompenti doti. Sono sicuro che mi abbia ringraziato per questo ed io ringrazio lei per avermi reso l’uomo che sono ora. Le sono debitore soprattutto per avermi portato lontano dalla carambola che avrebbe visto protagonisti due degli altri corridori, che però hanno avuto la fortuna di esserci ancora per raccontarla. Ma questa è un’altra storia.

Autore:

Francesco, 25 anni, napoletano di provincia. Attore, appassionato di auto, scrittura, musica e cultore del cibo come mezzo per curare animi feriti.

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