Pubblicato in: Momento Profondo, Napoli Chronicles

Prendere Il Volo

Voli

Un posto pieno di persone si dice un “porto di mare” e un aeroporto, che porto è anch’esso, non è da meno. Mi hanno sempre affascinato i posti in cui si incontrano e si incrociano vite, destini, culture, si imbrogliano lingue e succedono cose. Un volo cancellato può far nascere un amore tra un italiano ed una colombiana, oppure un padre, intento a tirar su di morale la figlia piccola dicendo che “solo sei giorni passano subito”, si ritrovi, alla fine, a piangere al posto suo, fiero del fatto di essere diventato un buon genitore, lui che pensava che non ce l’avrebbe mai fatta. L’ultima parte, quella del pensiero del padre, l’ho immaginata io. È più forte di me, appena la mia attenzione viene catturata da uno scorcio di vita vera, la fantasia inizia a cavalcare veloce e creo una storia immaginando quale percorso intrapreso ha portato quella persona lì e cosa gli aspetterà dopo, quando toccherà terra in un’altra città. Sarà di passaggio? È partito con un biglietto di sola andata per cambiare vita? Le mie storie sicuramente saranno lontane dalla realtà, ma mi piace pensare di averci preso, qualche volta. Sarebbe bello verificarlo di persona, magari fermandosi a parlare con la fonte della mia ispirazione, ma non sono bravo a rompere il ghiaccio con persone sconosciute e quindi mi limito al ruolo di spettatore invisibile. Quindi immaginate il mio entusiasmo quando un mio caro amico mi chiede la cortesia di accompagnarlo a prendere l’aereo a Napoli. Appena arrivati già avverto un’aria diversa, sicuramente la bella giornata e gli spazi ampi aiutano a sentirmi più leggero. Dato il largo anticipo, decidiamo di prenderci un caffè e parlare un po’. Chi mi conosce sa che non sono un grande amante della scura bevanda, ma il caffè è soprattutto un collante sociale: dice la scienza che, dopo la sua assunzione, i rapporti ne escono rafforzati. No, non è vero, lo dico io. O forse lo dice pure la scienza ma non ne sono al corrente. Fatto sta che non ti fermi al bancone con uno che ti sta antipatico, perché si tratta di un momento intimo. Quindi se qualcuno accetta di prendere un caffè con voi, potete stare sicuri che vi reputi almeno sopportabile. Dopo questa divagazione al limite dell’esoterico, il racconto di questo intenso pomeriggio continua con una bella chiacchierata tra noi due, forse la più ricca fino ad ora, mentre il mio sguardo traccia nuovi orizzonti al di là della vetrata che dà sullo spazio antistante all’ingresso. Ed ecco che riprende la mia palestra mentale alla ricerca di nuovi protagonisti di mirabolanti storie. Comunque scopro che anche il mio amico è “affetto da questo male” e, dopo esserci scambiati qualche impressione sulla nostra condizione, ci avviamo verso i tornelli che ci separeranno. Ed è lì che un flashback mi riporta all’ultimo anno di liceo, ero proprio in quella stanza e probabilmente stavo calpestando le stesse mattonelle. Ispirato dal clima di fiducia totale, riferisco il mio pensiero al mio amico e lui è un po’ spiazzato, del tipo “va bene i sogni ad occhi aperti, ma mi sa che stai andando un po’ troppo oltre”. Lo guardo e sorrido, perché so che a volte esagero ed è difficile starmi dietro, ma è anche per questo che mi vuole bene. Ci salutiamo, lui mi ringrazia tantissimo ma gli dico che per me è stato un vero piacere, non mi è pesato per niente. Un altro rapido giro per fare incetta di varietà umana e poi prendo la strada di casa sulle note di Hotel California, tenendomi stretto un altro bel cofanetto di emozioni giornaliere.

Autore:

Francesco, 25 anni, napoletano di provincia. Attore, appassionato di auto, scrittura, musica e cultore del cibo come mezzo per curare animi feriti.

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